Abbiamo già subito tanto. Adesso é troppo.


lunedì 30 giugno 2014

Giorno 1 Luglio 2014. Trasbordo armi chimiche. Mancano pochi giorni.

Gioia Tauro (RC) - 2 Luglio 2014
Arriva il giorno tanto atteso, quello del trasbordo.
Oltre all'emergenza delle sostanze chimiche,
si aggiunge anche l'assenza totale di un piano dettagliato di comunicazione integrata per i cittadini.
Nella Società dell' Informazione, non esiste informazione.
I cittadini anche se vanno alla ricerca, non riescono ad avere la necessaria informazione.
Non solo strana la situazione che si é creata, ma anche il disagio che provoca in quei cittadini che sono alla ricerca di informazione utile su un evento che non ha precedenti nella storia di un porto commerciale italiano.

Quali sono i rischi per l'ambiente ?
Quali sono i rischi per il nostro mare e le nostre coste ?

Nessuno si é preoccupato di dare ai cittadini la benché minima informazione, nei mesi precedenti. 

Tra poche ore avverrà il trasbordo delle armi chimiche siriane dal cargo danese Ark Futura alla nave americana Cap Ray.

Neanche il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, sembra sia riuscito ad ottenere la lista delle sostanze che verranno trasbordate.

Si aspetta nel silenzio con le dita incrociate.






sabato 15 febbraio 2014

M/V Cape Ray Arrives in Rota, Spain

Italian
(1)

Gli Stati Uniti prevedono di neutralizzare le sostanze chimiche in mare in acque internazionali utilizzando la tecnologia collaudata chiamata idrolisi.

Tutti i rifiuti e gli scarti  derivanti dal processo di idrolisi a bordo della nave M/V Cape Ray saranno correttamente immagazzinati e conservati in modo sicuro a bordo della M/V Cape Ray, fino a quando non verranno smaltiti in impianti e strutture industriali individuati dall'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW).

Nessun sottoprodotto di idrolisi verra' rilasciato in mare o aria.  

La M/V Cape Ray rispetterà tutte le leggi internazionali, regolamenti e trattati.





English 

M/V Cape Ray Arrives in Rota, Spain


MADRID -- Today, M/V Cape Ray made a routine port of call for rest and refueling at Rota, Spain.  The M/V Cape Ray is a significant U.S. contribution to international efforts to eliminate Syria's chemical weapons program and will be used to neutralize the highest priority chemicals.
By offering Rota for a port of call before M/V Cape Ray receives a load of chemical materials and embarks on the destruction phase of her mission, Spain is making a contribution to the United Nations (UN)-sanctioned multinational effort to rid Syria of its chemical weapons materials.
When Syria has completed removal of the chemicals, M/V Cape Ray will depart Rota and proceed to the transloading port in Italy, where she will take the chemicals aboard.  


(1)
The United States plans to neutralize the chemicals at sea in international waters using proven hydrolysis technology.  

All waste from the hydrolysis process aboard M/V Cape Ray will be safely and properly stored on board M/V Cape Ray until it is disposed of at commercial facilities to be determined by the Organization for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW.)  

No hydrolysis byproducts will be released into the sea or air.  

M/V Cape Ray will comply with all applicable international laws, regulations, and treaties.


On September 27, 2013, the OPCW Executive Council adopted a consensus decision on Syrian chemical weapons and the UN Security Council unanimously adopted Resolution 2118.  Together, these actions set out an ambitious program and commitment by the international community to dismantle and destroy Syria's chemical weapons program.  The United States is committed to this multinational effort and to ensuring that the hydrolysis of Syria's chemical materials prioritizes the safety of people, protects the environment, follows OPCW verification procedures, and is within applicable standards.  In addition to lending our unique capabilities through specially outfitting a U.S. vessel, the United States has provided tens of millions of dollars in assistance to support the OPCW's efforts.  Many other nations have also contributed to this effort.


***
Le informazioni pubblicate sono di dominio pubblico.
Le fonti sono facilmente reperibili su Internet.



Link:

http://www.eucom.mil/article/25576/m-v-cape-ray-arrives-in-rota-spain?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+eucomnews+%28EUCOM+Feed%3A+News+Releases%29

Cape Ray - Spain - Rota

Italian


(1)

"Quando la Siria avra' completata la rimozione dei materiali chimici, la nave MV Cape Ray partirà da Rota per dirigersi verso il porto italiano per il transloading, dove prenderà le sostanze chimiche a bordo", ha detto Warren in una dichiarazione che annuncia l'arrivo della nave in Spagna.




English

American Forces Press Service

WASHINGTON, Feb. 13, 2014 – 

The container ship M/V Cape Ray has arrived at Rota, Spain, for a port visit while en route to aid in removal of Syrian chemical materials, Pentagon spokesman Army Col. Steve Warren said.


The vessel -- part of the Transportation Department Maritime Administration's Ready Reserve Force program -- left Portsmouth, Va., Jan. 27. 
Hundreds of government and contract personnel worked for several months to prepare the vessel to neutralize Syrian chemical materials and precursors using hydrolysis technology.

(1)
“When Syria has completed removal of its chemical materials, MV Cape Ray will depart Rota and proceed to the transloading port in Italy, where she will take the chemicals on board,” Warren said in a statement announcing the vessel’s arrival in Spain. 

“Our ship is prepared and our crew is trained to safely neutralize Syria's chemical materials. We stand ready to fulfill our contributions to this international effort; it is time for Syria to live up to their obligations to the international community."
By offering Rota for a port of call before MV Cape Ray receives a load of chemical materials and embarks on the destruction phase of its mission, Spain is making a contribution to the United Nations-sanctioned multinational effort to rid Syria of its chemical weapons materials, officials at the U.S. Embassy in Madrid said.
The United States plans to neutralize the chemicals at sea in international waters using proven hydrolysis technology, embassy officials added. All waste from the hydrolysis process aboard MV Cape Ray will be safely and properly stored on board until it is disposed of at commercial facilities to be determined by the Organization for the Prohibition of Chemical Weapons, they added, emphasizing that no hydrolysis byproducts will be released into the sea or air.
Defense Secretary Chuck Hagel sent a message to the Cape Ray’s crew, wishing them well as they left Portsmouth.
“As you all know, your task will not be easy,” Hagel wrote. “Your days will be long and rigorous. But your hard work, preparation and dedication will make the difference.
“You are ready,” the secretary continued. “We all have complete confidence in each of you. You represent the best of our nation, not only because of your expertise and commitment, but because of your willingness to serve when called upon. For that, we will always be grateful. We are also grateful to your families for the love and support they have given you. On behalf of our country and the American people, I wish you much success. Take care of yourselves. God bless you all.”



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Le informazioni pubblicate sono di dominio pubblico.
Le fonti sono facilmente reperibili su Internet.


Link:

http://www.defense.gov/news/newsarticle.aspx?id=121659

Spagna - Rota - Prima sosta della nave Cape Ray


Spagna - Rota - Cape Ray

Continua la drammatica “telenovela” sulla distruzione di armi chimiche nel Mediterraneo, aggravata e complicata da un black-out d’informazioni imposto ai cittadini dei paesi bagnati dal Mediterraneo.
Cape Ray
Cape Ray

Secondo notizie comunque diffuse da vari organi d’informazione in lingua inglese, la US Navy, per dichiarazioni del portavoce del Pentagono Col. Steve Warren, la Cape Ray dovrebbe fermarsi nel porto atlantico di Rota in Spagna in attesa del completamento del carico di armi chimiche in Siria.
Uno dei giornali che pubblica questa notizia (ripresa in altri organi d’informazione) è il nazionalistico giornale USA dal nome inequivocabile “Stars and Stripes” in questo articolo: http://www.stripes.com/news/middle-east/cape-ray-to-hold-in-spain-until-syria-turns-over-chemical-weapons-stockpile-1.266799.
Star and Stripes riporta le dichiarazioni di Warren, che traduciamo:  “La Cape Ray rimarrà pronta a Rota fino a quando le armi chimiche saranno pronte ad essere porate a bordo”.
Map spain_p 

Sarebbe proprio la lentezza nelle  operazioni di carico su navi norvegesi e danesi in Siria ad aver suggerito di far sostare per un tempo “indefinito” la nave-laboratorio a Rota. Lentezze confermate anche nel sito ufficiale dell’OPAC, l’agenzia-ONU per la distruzione delle armi chimiche che organizza il tutto in cooperazione con i Paesi che hanno fornito disponibilità.
Il porto di Rota si trova nella costa atlantica della Spagna meridionale, non lontano dalle coste del Marocco.
Dopo le forti polemiche sulle modalità di gestione delle informazioni alle popolazioni calabresi che dovranno sostenere il peso, per lo meno psicologico, del trasbordo nel porto di Gioia Tauro, si è formato un vero e proprio muro di gomma, una chiusura a tutte le informazioni sui movimenti delle navi incluse nell’operazione di smaltimento delle armi chimiche siriane.

Nave da guerra russa "Pietro il Grande"
Nave da guerra russa “Pietro il Grande”

Le forze in campo, come dettagliato in nostri articoli precedenti, comprendono: due navi cargo (una norvegese e una danese), una nave laboratorio USA (appunto la Cape Ray), almeno cinque navi da guerra, tra cui un incrociatore russo, quattro fregate di nazionalità cinese, inglese, norvegese e danese; almeno 500 soldati italiani e un imprecisato numero di squadre  aeree e di altre navi mobilitate dalle varie marine italiana, americana e di altri Paesi.
Questa “armada”, forte di centinaia di missili, decine di aerei, centinaia di soldati, e chi più ne ha più ne metta, sarebbe comprensibilmente in assetto di guerra e in corso di ulteriore mobilitazione, al fine di proteggere da eventuali attacchi il pericoloso carico di materiali chimici altamente tossici attesi con trepidazione a Gioia Tauro e nei centri abitati vicini al porto calabrese.


Link:

http://www.linksicilia.it/2014/02/misteri-armi-chimiche-la-cape-ray-aspettera-in-spagna-armada-di-scorta-in-mobilitazione/

martedì 11 febbraio 2014

Armi dalla Siria in Italia: il mistero è sempre più fitto

Bonino “Il 16 gennaio sapremo dove arriveranno”. Intanto la capo missione Kaag “diverse aziende si stanno proponendo per smaltimento”. Ed ancora il mistero delle navi partite dalla Siria che dovrebbero essere già arrivate in Italia.

Sigrid Kaag

(Il capo delle operazioni per conto dell’OPAC la danese Sigrid Kaag (nella foto) rilasciate ad Al Jazzera qualche giorno fa).

Si infittisce sempre di più il mistero dello smaltimento delle armi chimiche dell’arsenale della Siria di Assad che riguarderà anche il territorio italiano. L’operazione, diretta dall’agenzia dell’Onu contro le armi chimiche l’OPAC, con il supporto della marina militare americana che metterà a disposizione la nave Cape Ray che smaltirà parte dell’arsenale attraverso il complesso sistema dell’idrolisi, sta per entrare nel vivo. Le armi caricate sulle navi cargo Ark Futura e Taiko hanno lasciata da giorni il porto siriano di Latakia e dovrebbero trovarsi al momento in acque internazionali. Una parte del carico sarà sbarcato in un porto italiano da dove poi saranno avviate le procedure di smaltimento. Il porto resta ancora segreto, anche se alcune anticipazioni fornite da Fanpage non hanno trovato fino ad ora smentite.
Il Ministro degli Esteri Emma Bonino, ha comunicato che le autorità italiane verranno a conoscenza del porto scelto dalla OPAC e dalla marina amerciana per compiere le operazioni di smaltimento solo il prossimo 16 gennaio durante un’audizione al parlamento di un rappresentante dell’OPAC, lo ha detto a Parigi a margine di un incontro internazionale del gruppo “Amici della Siria”. Pochi giorni dunque e dovrebbe essere noto il luogo in cui una parte del carico di armi pericolose attualmente a bordo del cargo Ark Futura sarà sbarcato ed una parte di essa caricato sulla Cape Ray che eseguirà le procedure di smaltimento in mare aperto in acque internazionali. In Italia di questa complessa operazione si continua a sapere troppo poco. C’è da ricordare che è un’operazione militare senza precedenti, lo smaltimento di un arsenale di armi chimiche non è mai stato eseguito del Mediterraneo ed i pericoli sono enormi.
Innanzitutto non si conoscono i dettagli delle procedure di smaltimento né se esse avranno delle scorie che dovranno essere smaltite in mare. In questo caso c’è da chiedersi quali garanzie vengono date da parte delle Nazioni Uniti e delle forze militari coinvolti sull’assenza di rischi per la flora e fauna marina. Il Mediterraneo resta uno dei mari più pescosi del mondo e sapere che proprio in questo specchio d’acqua si svolgeranno operazioni di distruzione di armi chimiche non può che mettere in allarme la comunità internazionale rispetto alla qualità del pescato. Al tempo stesso il rischio di incidenti avrebbe delle conseguenza incalcolabili. Proprio per questo occorrerebbero dei piani di emergenza di cui al momento non si sa nulla, così come anche il luogo delle operazioni resta segreto.
Ad infittire il mistero su ciò che avverrà nelle acque italiane nei prossimi giorni ci sono le dichiarazione del capo delle operazioni per conto dell’OPAC la danese Sigrid Kaag (nella foto) rilasciate ad Al Jazzera qualche giorno fa. La Kaag spiega che il carico si divide in due parti, “Chemical One” e “Chemical Two”.“Una parte del materiale verrà distrutto a bordo della Cape Ray, un’altra parte verrà trasportata in Europa e sappiamo che l’Italia ha offerto la propria disponibilità e ci sono società che si stanno proponendo per prendere parte all’operazione” ha detto la capo missione. Infatti la Kaag specifica che per questa parte di carico si tratta di “un’operazione commerciale che necessità di una gara”.

Quali sono queste aziende? E che tipo di operazioni si terranno sul suolo italiano? Il mistero su cosa avverrà esattamente nel porto italiano ancora segreto, si infittisce sempre di più.

Intanto è mistero anche sui tempi dell’operazione
Le navi Ark Futura e Taiko sono salpate da Latakia lo scorso 7 gennaio. 

Secondo i normali tempi di percorrenza le due navi dovrebbero essere già in Italia, ma delle due navi, che viaggiano con il sistema di rilevazione satellitare AIS spento, nessuna traccia. 

Così come della Cape Ray che partirà solo questa settimana dalla Virginia e non sarà nel Mediterraneo prima dell’inizio del mese di feebbraio. Perché dei tempi dell’operazione così sfasati? 
Perché le navi con il carico di armi chimiche sono partite così presto dalla Siria e la nave americana che dovrà smaltire parte del carico è ancora in porto? 
Le risposte si fermano davanti alle disarmanti dichiarazioni del Ministro degli Esteri Bonino. Sapremo solo il 16 gennaio.

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Le informazioni pubblicate sono di dominio pubblico.
Le fonti sono facilmente reperibili su Internet.

 Link:

http://www.fanpage.it/armi-dalla-siria-il-mistero-e-sempre-piu-fitto/

 

Gioia Tauro una location particolarmente “tranquilla” sotto il profilo dell’ordine pubblico.


Dopo settimane di segreti e silenzi che regnavano presso le istituzioni civili e militari, sembra ormai certa la scelta del porto calabrese di Gioia Tauro  per accogliere i 1.500 container contenenti le armi chimiche di Assad trasportati sulle due navi cargo Taiko e Ark Futura partite giorni fa dal porto siriano di Latakia. La conferma arriva anche dalla grande agitazione che sta montando in queste ore nel porto di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria dove la notizia è arrivata ai lavoratori marittimi. Soltanto domani il Ministro degli Esteri Emma Bonino> comunicherà ufficialmente la scelta del porto in occasione dell’audizione al Parlamento di un rappresentante dell’OPAC, l’agenzia internazionale per il divieto delle armi chimiche che supervisione l’intera operazione in collaborazione con l’ONU.
Si apprende da fonti militari che la scelta sarebbe caduta su Gioia Tauro in quanto ritenuta una location particolarmente “tranquilla” sotto il profilo dell’ordine pubblico. Pare infatti che la principale preoccupazione delle autorità militari riguarderebbe il pericolo di contestazioni ed eventuali azioni di disturbo delle operazioni da parte dei movimenti pacifisti. Il porto reggino infatti sarebbe stato preferito ad altre località definite più “calde” come Livorno o Taranto. Per ogni evenienza le autorità militari sembrano aver individuato anche una soluzione alternativa a Gioia Tauro che dovrebbe essere il porto siciliano di Augusta, in provincia di Siracusa. Per le autorità invece sono pochi i timori legati ad incidenti nelle operazioni di trasbordo delle armi chimiche. Non è chiaro se domani, dopo l’annuncio ufficiale da parte del Ministro degli Esteri Emma Bonino, si conosceranno anche le eventuali misure di sicurezza che saranno adottate dalle autorità italiane in materia di tutela dell’ambiente e sicurezza dei cittadini.  

L’operazione resta infatti senza precedenti nel bacino del Mediterraneo e per ritrovare un carico di armi di questo tipo in transito dai porti italiani bisogna andare indietro alla guerra del Vietnam ed all’agente orange.
Intanto anche l’Inghilterra entra nell’operazione. Nella giornata di ieri, come riportano i tabloid inglesi, il Ministro degli Esteri del Regno Unito William Hague ha annunciato che la marina di sua maestà supporterà l’operazione nel Mediterraneo inviando la nave da guerra HMS Montrose. Ad accompagnare la Taiko e la Ark Futura ci sono già navi militari di Russia, Cina, Norvegia e Danimarca. 

I tempi dell’operazione sono tutt’altro che certi. 

Non è detto che l’arrivo delle navi a Gioia Tauro sia contestuale all’annuncio da parte del governo, tutt’altro. La nave su cui dovranno essere trasbordate le armi, della marina militare Usa Cape Ray, dotata delle apparecchiature per l’idrolisi, processo chimico con cui verranno distrutte le armi siriane, non arriverà nelle acque italiane prima della fine del mese di gennaio. Pertanto semmai giungessero nel porto italiano la Taiko e la Ark Futura nei prossimi giorni, bisognerà attendere l’arrivo della Cape Ray dagli Usa. Nelle parole espresse dal Ministro degli Esteri Emma Bonino domenica scorsa a Parigi a margine dell’incontro con il gruppo internazionale “Amici della Siria”, il governo italiano avrebbe dato la disponibilità di un porto per “ospitare” le navi per “alcune ore”. Non è dunque chiaro se le operazioni di trasbordo delle armi avverranno in porto oppure in mare aperto trasformando dunque la sosta della Taiko e della Ark Futura in uno scalo tecnico.
Dubbi e domande a cui si spera possa dare risposta il direttore generale dell’OPAC il turco Ahmet Uzumcu la cui presenza è annunciata alla conferenza stampa di domani con il ministro Bonino. L’OPAC, pur non essendo un’agenzia dell’Onu, collabora con il palazzo di vetro sia politicamente che materialmente. Un lavoro di complessi equilibri internazionali che sono valsi all’organizzazione il premio Nobel per la pace nel 2013. Eppure c’è da riflettere su come, in virtù di complessi equilibri su cui si regge il lavoro dell’OPAC, l’Italia sia stato scelto come paese più “docile” dove effettuare un’operazione militare dai grandi rischi. 

Resta da comprendere inoltre in quale specchio d’acqua avverranno le operazioni di distruzione definitiva delle armi a bordo della Cape Ray.

I poligoni militari marini al largo delle coste della Sardegna potrebbero essere il luogo prescelto per la parte finale dell’operazione nonostante le vibranti proteste del governatore sardo Ugo Cappellacci.

E tra sei mesi si replica con un nuovo carico.

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Armi chimiche dalla Siria , il ministro Lupi: “A Gioia Tauro non toccheranno terra”

Armi chimiche dalla Siria , il ministro Lupi: “A Gioia Tauro non toccheranno terra”

Il Governo: "L’operazione, che verrà completata in breve tempo, sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente, presso strutture specificamente attrezzate".

"Aderendo alle disposizioni contenute nella Risoluzione 2118 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 27 settembre 2013, il governo italiano, che ne ha informato il Parlamento, ha deciso di contribuire all’azione della comunità internazionale diretta alla distruzione di armi chimiche siriane impiegate nei mesi scorsi ai danni di popolazioni civili nel drammatico conflitto che ha luogo nel Paese". Il comunicato stampa del governo porta in calce la data di oggi. Arriva a cose fatte, con le navi che trasportano i 1.500 container di armi chimiche del regime siriano già arrivate nel porto di Gioia Tauro e i sindaci scesi in strada per protestare quella che appare come una decisione presa dall'alto. Il primo cittadino di Gioia Tauro ha detto: "Siamo considerati una popolazione di serie B. Tra l’altro, qui non c’è un ospedale attrezzato”, annunciando l'intenzione di chiudere il porto per cercare di ostacolare l'operazione.

Il ministro Lupi ha rispedito al mittente la minaccia rassicurando: "Per quanto classificati come pericolosi i materiali provenienti dalla Siria rientrano nelle classi già trattate negli scali italiani. I nostri porti sono in generale dotati degli strumenti e mezzi atti a garantire la sicurezza". Il ministro ha anche assicurato che le armi non toccheranno terra e il trasbordo verrà fatto direttamente da una nave all'altra. Anche da Palazzo Chigi rassicurano: "In stretto raccordo con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), l’Italia metterà a disposizione il porto di Gioia Tauro, ove il materiale proveniente dalla Siria sarà caricato su altra imbarcazione e trasportato al di fuori del territorio nazionale per le operazioni di distruzione. L’operazione, che verrà completata in breve tempo, sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente, presso strutture specificamente attrezzate".

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http://www.fanpage.it/armi-chimiche-dalla-siria-il-ministro-lupi-a-gioia-tauro-non-toccheranno-terra/

 

 

 

La nave con le armi chimiche di Assad arriverà a Gioia Tauro a febbraio

La nave con le armi chimiche di Assad arriverà a Gioia Tauro a febbraio

A renderlo noto è stato Mikhail Ulyanov, direttore del Dipartimento per la sicurezza e il disarmo russo.

Mikhail Ulyanov, direttore del Dipartimento per la sicurezza e il disarmo russo, ha reso noto che la nave americana Cape Ray incaricata della distruzione delle armi chimiche di Assad, arriverà nel porto di Gioia Tauro intorno all’11 febbraio: “Dovrebbe arrivare lì entro una decina di giorni”, ha affermato, spiegando che comunque non sarà in grado di avviare fin da subito le operazioni, quindi rimarrà attraccata lì per qualche giorno. Palazzo Chigi ha tentato, in una nota, di rassicurare le amministrazioni e la popolazione locale: “L’operazione sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente”, spiega il governo, che aggiunge come si tratti di “un contributo concreto e imprescindibile a garanzia della stabilità e della sicurezza nella regione mediterranea e mediorientale”.

Dopo le proteste del sindaco di Gioia Tauro e dei cittadini il ministro Lupi aveva recentemente spiegato: “Per quanto classificati come pericolosi i materiali provenienti dalla Siria rientrano nelle classi già trattate negli scali italiani. I nostri porti sono in generale dotati degli strumenti e mezzi atti a garantire la sicurezza”. Il ministro ha anche assicurato che le armi non toccheranno terra e il trasbordo verrà fatto direttamente da una nave all’altra. Anche da Palazzo Chigi rassicuravano: “In stretto raccordo con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), l’Italia metterà a disposizione il porto di Gioia Tauro, ove il materiale proveniente dalla Siria sarà caricato su altra imbarcazione e trasportato al di fuori del territorio nazionale per le operazioni di distruzione. L’operazione, che verrà completata in breve tempo, sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente, presso strutture specificamente attrezzate”.

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http://www.fanpage.it/la-nave-con-le-armi-chimiche-di-assad-arrivera-a-gioia-tauro-intorno-all-11-febbraio/

 

 

 

 

sabato 8 febbraio 2014

Mappa Forze Militari

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Posizionamento militare nel Mar Mediterraneo.

Hunter - Sottomarini

Martedì 28 Gennaio 2014
 

Le incredibili immagini dei sottomarini nucleari che transitano nello Stretto di Messina 


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Sarin Effetti

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venerdì 7 febbraio 2014

L' Albania ha detto NO.



Italian
(1)
L'Albania ha respinto una richiesta degli Stati Uniti di ospitare la distruzione delle armi chimiche della Siria.











Anche la gente in Albania ha avuto il coraggio di dire NO !
Brava Gente ! Complimenti !

Povera Italia :(
Joseph Caristena

English

Albanian 'No' deals blow to Syria chemical weapons plan
(1)
Albania rejected on Friday a U.S. request to host the destruction of Syria's chemical weapons, dealing a blow to a U.S.-Russian accord to eliminate the nerve agents from the country's protracted civil war.
Negotiations went down to the wire, delaying the scheduled adoption on Friday of a step-by-step plan to get rid of 1,300 metric tons of Syria's sarin, mustard and other agents.
Albania's refusal marked an unprecedented break from its traditionally staunch allegiance to NATO ally Washington. It followed a storm of protest in the Adriatic republic, where protesters complained of exploitation.
"It is impossible for Albania to get involved in this operation," Prime Minister Edi Rama, just two months in the job, said in a televised address to the nation.
"We lack the necessary capacities to get involved in this operation," he said, following days of growing protests outside government buildings.
Hundreds of demonstrators, including students cutting school classes, gathered to denounce the plan on Friday, "NO" painted on their faces.
There was no immediate indication where the United States or Russia might look next to dispose of thousands of tons of toxic waste.
Friday was the deadline for the details of the plan to be agreed by Damascus and the Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW) in The Hague.
"There will be no host country in the decision this afternoon," an OPCW source said. "But they (the United States) have alternatives." The source did not elaborate.
Faced with the threat of U.S. missile strikes, Syrian President Bashar al-Assad in September agreed to destroy the entire chemical weapons stockpile following a sarin gas attack that killed hundreds of people in Damascus on August 21.
Washington said only Assad's forces could have carried out the attack, a charge the Syrian leader denied.
TIGHT DEADLINES
A draft proposal being reviewed by the Executive Council on Friday called for most chemical materials to be removed from Syria in just six weeks, or by December 31, and for remaining chemical weapons facilities to be destroyed by March.
Saying it respected Albania's decision, the United States stressed it remained confident of meeting the deadlines.
"The United States will continue to work with Allies and partners as well as the OPCW and the United Nations to ensure the elimination of Syria's chemical weapons program," the U.S. embassy in Tirana said in a statement.
"We remain confident that we will complete elimination of the (weapons) program within the timeline agreed upon," it said.
Still to be worked out, however, is how to safely transport the chemical weapons through contested territory to a port in northern Syria to be shipped abroad.
Once the chemicals are safely out of Syria, the pressure will be off for them to be destroyed in the short term, but diplomats are concerned they could fall into the wrong hands, be targeted by militants, or stolen and sold on the black market.
Final destruction of all toxic material must be completed by the end of next year, six months beyond the date originally set out in a Russian/US agreement.
The timetable is part of an ambitious disarmament pact, backed by the United Nations and which may also bring in the support of the NATO military alliance and other countries offering logistical, financial and technical assistance.
Albania destroyed its own small arsenal of chemical weapons in 2007, but an expensive facility will need to be built to process up to tens of thousands of tons of toxic waste that is a byproduct of chemical weapons destruction.


Link:

https://news.yahoo.com/plan-destroy-syrian-chemical-weapons-awaits-albanian-decision-120249683--finance.html

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giovedì 6 febbraio 2014

Risoluzione ONU 2118

Svolta all'ONU, Russia e USA d'accordo sulla risoluzione ONU 2118


La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite numero 2118 è diventata il punto storico di svolta nelle relazioni internazionali. Essa ha dimostrato che gli attori principali della scena mondiale sono in grado di mettersi d’accordo sul problema più complesso del giorno: la guerra in Siria.


Mosca considera la presa di questa risoluzione come una vittoria incondizionata della diplomazia russa.

La vicenda delle armi chimiche, la scorsa estate, ridiede però fiato ai sostenitori delle trattative. Il 21 agosto centinaia di siriani morirono in seguito a un attacco condotto con missili dotati di testate chimiche. Lo spettro che queste armi micidiali finissero in mano a terroristi e a militari fuori controllo fece paura a molti governi. Il 27 settembre l’Onu adottò la risoluzione 2118 che chiedeva la rimozione e la distruzione delle armi chimiche stoccate dall’esercito Siriano. Nell’occasione le Nazioni unite chiesero la convocazione, il prima possibile, di una conferenza internazionale sulla Siria, con la partecipazione di “tutte le parti impegnate in modo serio e costruttivo per raggiungere stabilità e riconciliazione”.

La Conferenza internazionale di pace per la Siria inizia a Ginevra mercoledì 22 gennaio dopo mesi di trattative e sforzi diplomatici portati avanti dalle Nazioni Unite, Usa e Russia. Secondo il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, sarebbe “imperdonabile non cogliere questa opportunità per trovare una soluzione al conflitto in corso”. Conflitto che ha ormai provocato oltre centomila morti e 9 milioni di profughi.

Il governo siriano ha accettato di partecipare alla Conferenza il 27 novembre scorso.

 

Link:


http://italian.ruvr.ru/2013_10_01/Sull-esclusivita-degli-americani-e-della-Russia-che-ha-fermato-la-guerra/


ONU Risoluzione 2118

http://www.un.org/News/Press/docs/2013/sc11135.doc.htm


ONU - Consiglio di Sicurezza - Membri

http://www.treccani.it/enciclopedia/consiglio-di-sicurezza-delle-nazioni-unite/

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Gioia Tauro - Area di parcheggio delle armi chimiche ?

Se l'Italia diventa parcheggio delle armi chimiche siriane

Ritardi e incognite nella missione che dovrà consegnare in un nostro porto (ancora segreto) l'arsenale proibito di Assad destinato alla distruzione

Molti si chiedono «dove?», ma forse la domanda giusta è «per quanto a lungo?». Per l'Italia la principale incognita della complessa operazione di trasferimento e distruzione delle armi chimiche siriane riguarda i tempi di permanenza in un porto del nostro Paese. 


Tempi che rischiano di protrarsi per settimane o forse mesi generando allarme e proteste tra l'opinione pubblica. Per capirlo basta considerare le mosse delle navi coinvolte nell'operazione coordinata dall'Onu e dall'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Martedì - mentre la nave da trasporto danese Ark Futura caricava nel porto siriano di Latakia i primi container pieni di iprite e componenti chimici - la nave americana Cape Ray - su cui devono venir trasbordati e distrutti i gas - era ancora a Norfolk in Virginia. La sua partenza non avverrà prima della prossima settimana e dunque difficilmente raggiungerà il porto italiano scelto per il trasbordo delle armi chimiche prima della fine di gennaio. Frattanto le armi chimiche caricate a Latakia potrebbero arrivare in Italia e restarvi immagazzinate in attesa del trasferimento sulla Cape Ray. Sigrid Kaag, la diplomatica olandese responsabile della missione Onu, smentisce l'ipotesi ricordando che l'Ark Futura e la Taiko, la nave norvegese impegnata nella stessa operazione, «resteranno in mare attendendo l'arrivo al porto del restante materiale chimico».
Ma il problema vero in questa missione non sono le assicurazioni bensì le incognite. Le operazioni iniziate martedì a Latakia sono partite con oltre una settimana di ritardo rispetto alla data del 31 dicembre in cui in teoria doveva essersi già concluso il carico di tutte le 1300 tonnellate di armi e componenti chimici provenienti da 12 siti siriani. Martedì peraltro sono stati imbarcati «simbolicamente» solo una decina di container provenienti da due siti. Gli altri, tra cui quelli con i componenti più pericolosi, devono ancora raggiungere Latakia attraversando territori e strade minacciate dai ribelli. In un simile scenario è assolutamente plausibile ipotizzare ulteriori ritardi di settimane o mesi durante i quali i container con i materiali più pericolosi - come l'iprite e i componenti del sarin - potrebbero venir trasferiti in Italia e immagazzinati nel porto prescelto in attesa del resto del materiale. Anche perché l'immagazzinamento dei veleni siriani in un porto Nato è, da un punto di vista militare, assai più sicuro rispetto alla permanenza in alto mare a bordo di due mercantili difesi soltanto, stando al programma Onu, da una fregata norvegese e da una cinese.
Del resto l'ipotesi di una prolungata permanenza sul suolo italiano era forse già prevista. Pur ipotizzando la partenza da Latakia di tutte le 1300 tonnellate entro il 31 dicembre, l'Onu fissava solo il 31 marzo come data per la distruzione delle 20 tonnellate di componenti più pericolosi e il 30 giugno per l'intero carico.
A questo punto resta da capire se i veleni siriani verranno mandati a Taranto, base Nato più centrale rispetto alla rotta da Latakia e specializzata nelle operazioni di trasferimento logistico, o si sceglieranno invece centri a minor concentrazione urbana come i porti di Augusta e Gaeta o la base navale di Capo Teulada. Quest'ultima circondata da cento chilometri di costa sarda e da 72mila ettari di terreni «proibiti» adibiti a poligono, è forse la scelta migliore dal punto di vista della sicurezza e della prevenzione di eventuali proteste, anche se decentrata rispetto alla rotta di provenienza. I porti di Augusta e Gaeta, seppur già off limits rispetto al territorio urbano in quanto riservati alla marina Usa, rischiano invece di ritrovarsi al centro di movimenti e mobilitazioni di protesta simili a quelli registrate di recente a Niscemi in seguito all'allestimento di un nuovo sistema radar americano.



Link:

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/se-litalia-diventa-parcheggio-delle-armi-chimiche-siriane-981131.html


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Le fonti sono facilmente reperibili su Internet.

Siria - Ritardi nella consegna delle armi chimiche

Italian

 

Il Pentagono deve aspettare visto i ritardi nella consegna delle armi chimiche di Assad.

Il piano del Pentagono di distruggere centinaia di tonnellate di materiale della Siria di armi chimiche in mare potrebbe essere ritardata , a causa del fallimento della Siria di consegnare il materiale in tempo. Per il piano , la Siria ha accettato di consegnare il materiale al suo porto di Latakia , dove sarebbero stati raccolti da navi norvegesi e danesi , e portato al porto italiano di Gioia Tauro , per essere poi trasferiti con una operazione chiamata transload sulla nave statunitense Cape Ray .

Il Cape Ray doveva dirigersi verso il Mar Mediterraneo, dove l'equipaggio avrebbe distrutto le armi a bordo , impiegando tra 45 a 90 giorni. La nave sarebbe dovuto, poi, andare in un altro luogo per smaltire i vari rifiuti di scarto.


L'intera missione avrebbe richiesto non più di nove mesi. Ora , potrebbe richiedere più tempo .


Il presidente siriano Bashar Assad ha ritardato più di un mese rispetto alla scadenza per trasportare tutto materiale delle armi chimiche verso le navi danesi e norvegesi , e spostando soltanto il 5% (cinque per cento).


Nel frattempo , il Capo Ray ha lasciato Lunedi scorso il porto di Norfolk (USA), ed il suo arrivo al porto di Rota , in Spagna , é previsto tra un paio di giorni, dove deve rimanere fino a quando tutti i componenti delle armi chimiche sono trasferite sulle navi.


Anche se il segretario alla Difesa Chuck Hagel , Domenica scorsa , in una lettera augurando loro buona fortuna al Cape ray , ha dichiarato
il funzionario della difesa, che la maggior parte dei civili non é salita sulla nave. 
Solo una decina dei circa 60 civili dell'esercito partì con la nave . Il resto salirà a a Rota o Gioia Tauro , quando i materiali vengono consegnati , ha detto il funzionario .

Se il ritardo dovesse continuare, a un certo punto , potrebbe essere presa una decisione di far ruotare i civili.

"Se abbiamo bisogno di ruotare , abbiamo certamente molte persone che hanno una profonda conoscenza e familiarità con il processo di smilitarizzazione chimica ", ha detto il funzionario .


Tuttavia, i funzionari degli Stati Uniti sono sempre più preoccupati dal ritardo . La Siria è pronta a perdere un altro termine per sbarazzarsi di tutti " priorità due" materiali d'armamento il 5 febbraio .


"E ' una responsabilità del governo siriano tenere fede ai loro impegni , e devono trasportare queste sostanze chimiche in Latakia e a bordo delle navi norvegesi e danesi entro i termini che sono stati stabiliti ", ha detto il portavoce della Difesa il Colonnello dell'Esercito Steve Warren, Venerdì .



English


Pentagon civilians wait as Assad delays chemical weapons delivery

The Pentagon's plan to destroy hundreds of tons of Syria’s chemical weapons material at sea could be delayed, due to Syria's failure to deliver the material on time. 
Per the plan, Syria agreed to deliver the materials to its port of Latakia, where they would be picked up by Norwegian and Danish ships, and brought to Italy's port of Gioia Tauro, then transloaded onto the U.S. vessel Cape Ray. 
The Cape Ray would then head to into the Mediterranean Sea, where its crew would destroy the weapons onboard, taking between 45 to 90 days. The ship would then go to another location to dispose of the leftover waste. 
The entire mission was be expected to take no longer than nine months. Now, it could take longer. 
Syrian President Bashar Assad has missed by more than a month his deadline to transport the all "priority one" chemical weapons material to the Danish and Norwegian ships, and has only delivered five percent. 
Meanwhile, the Cape Ray left on its mission last Monday, and is slated to arrive in a few days at a port in Rota, Spain, where it may stay until all the weapons materials are ready, and can be resupplied. 
Although Defense Secretary Chuck Hagel bid adieu to the Cape Ray last Sunday in a letter wishing them good luck, most of the civilians on the mission did not depart with the ship, according to a defense official. 
Only a dozen of the roughly 60 Army civilians departed with the ship. The rest will be flown out to Rota or Gioia Tauro closer to when the materials are delivered, the official said.  
At some point, there could be a decision made to rotate out the civilians who departed on the ship, if the delay continues.  
“If we did need to rotate, we certainly have a pretty deep bench of people who are familiar with the chemical demilitarization process,” said the official. 
However, U.S. officials are becoming increasingly concerned by the delay. Syria is poised to miss another deadline to get rid of all "priority two" weapons materials by Feb. 5. 
“It is the Syrian government’s responsibility to live up to their commitments, and they need to get those chemicals into Latakia and aboard the Danish Norweigan ships within the deadlines that have been established,” Defense spokesman Army Col. Steve Warren said on Friday. 


Link:

http://thehill.com/blogs/global-affairs/middle-east-north-africa/196969-obama-administration-slams-syria-for-chemical


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