Il Mare Nostrum è
strategico per i raid, ma ospita anche gli obiettivi ideali per
possibili ritorsioni. Gli Usa inviano una portaerei. E Mosca mobilita la
sua flotta.
Sta per arrivare tempesta nelle acque del Mediterraneo: la portaerei
americana Nimitz è in rotta dall'oceano Indiano verso il mar Rosso,
insieme con il suo gruppo navale, quattro cacciatorpediniere e un
incrociatore. Il Pentagono sostiene che non ha l'ordine di entrare nel
Mediterraneo, ma sarà comunque presto pronta per sostenere un attacco
alla Siria. Al largo della costa siriana, la Us Navy schiera già cinque
cacciatorpediniere, dotati di missili da crociera Tomahawk, e forse
anche uno o più sottomarini.
Mosca invece ha fatto partire dalle base ucraina di Sebastopoli, nel
mar Nero, la nave spia Ssv-201 Priazovye. Farà riferimento al porto di
Tartus, in Siria, unica base russa al di fuori dell'area dell'ex Urss.
La nave da ricognizione si affianca alle quattro unità militari già
presenti nel Mediterraneo, e allo schieramento dovrebbe aggiungersi
presto anche un mezzo per la lotta ai sommergibili.
Ma ancora non c'è nessuna decisione sulle ipotesi di intervento.
Obama non sembra del tutto convinto dalle prove messe insieme dalla sua
intelligence, e forse sente di aver messo America e alleati in una
doppia trappola: di Assad, pronto a reagire se attaccato, dei ribelli,
se insoddisfatti dell'intervento. Lo scenario mediterraneo non
garantisce esiti scontati, la minaccia siriana di rappresaglia è
tutt'altro che peregrina. L'apparato militare americano è vulnerabile,
perché troppo esteso, troppo tecnologico e troppo caro. E le forze da
combattimento americane sono bersagli "paganti", in tutto il mondo.
La minaccia di Assad più verosimilmente sarà diretta contro Israele e
il Libano, ma non si possono escludere attacchi anche successivi contro
i paesi della eventuale coalizione o contro quelli che ospitano basi
americane. La ritorsione delle squadre terroriste dei ribelli potrà
essere rivolta contro coloro che non sono intervenuti. E qui l'Europa e
l'Italia che fingono di non essere interessate alla questione militare
si trovano in prima linea. "Non concedere le basi" agli americani è una
tipica foglia di fico. Non fa desistere chi le vuole colpire e non
interessa gli americani le cui basi sono regolate da accordi bilaterali
che non sempre prevedono clausole limitative e comunque non si applicano
quando la sicurezza americana è in gioco.
Un attacco al Libano sarebbe un disastro per Unifil che schiera circa
11.000 soldati di 32 nazioni, di cui oltre mille italiani. La missione è
praticamente in ostaggio di israeliani ed Hezbollah (che nei giorni
scorsi ha mobilitato i militanti), quindi della Siria e dell'Iran. Anche
i russi, con la loro unica base navale all'estero proprio in Siria sono
a loro modo ostaggi della Siria e quindi delle iniziative americane.
Nel Mediterraneo e aree limitrofe le forze americane hanno sedi
permanenti nella base di Lajes nelle Azzorre (territorio portoghese), in
Spagna ci sono le basi di Moron De La Frontera, Torrejon e Rota. In
Grecia le basi di Soudha, Makri e Eraklion. Nei Balcani ci sono forze e
basi in Bosnia, Kosovo, Ungheria, Macedonia, Bulgaria e Romania. In
Turchia ci sono le basi aeree e radar di Cigli, Mus e Incirlik, il
centro Ripetitori Radio di Karatas, il deposito carburanti di
Yumurtalik, il comando aereo Nato di Smirne e le strutture di supporto
navale di Smirne e Ankara. La stazione radar di Incirlik dipende dal
Comando strategico Usa e quindi fa parte del sistema missilistico e da
bombardamento nucleare. Ed è a distanza di tiro.
Dal Golfo Persico al mare Arabico fino al Corno d'Africa ci sono basi
e reparti in Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Dubai, Abu Dhabi, Oman,
Kuwait, Yemen e Gibuti. In Egitto c'è il Terzo Centro di ricerca di
medicina navale e in Israele è stata di recente attivata la stazione
antimissile di Nevatim, nei pressi della centrale nucleare di Dimona.
Israele ospita anche nel porto di Haifa alcune strutture di supporto per
la Sesta flotta che opera nel Mediterraneo.
In Italia sono presenti circa 10.000 soldati in 64 installazioni. Il
comando della Marina americana in Europa, fino a pochi anni fa dislocato
a Londra, oggi è a Napoli. Il comando della Sesta flotta è a Gaeta
mentre i cacciabombardieri sono dislocati ad Aviano. A Livorno c'è una
base logistica dell'esercito che serve tutto il Medio Oriente. Altre
basi sono a Capodichino e Lago Patria di Napoli e a Vicenza (dove c'è
l'unica forza terrestre americana aerotrasportata per interventi
rapidi), altre installazioni sono a Catania, Coltano e Ghedi. A
Sigonella l'Aeronautica italiana "ospita" una base della Marina Usa che
gestisce gli aerei spia, i trasporti aerei da e per il Medio Oriente, i
rifornimenti in volo e i droni Global Hawk che saranno senz'altro fra i
mezzi scelti per l'attacco. Un altro obiettivo "pagante" si trova a
pochi chilometri da Sigonella, nell'area protetta della sughereta di
Niscemi, dove gli americani stanno installando una delle quattro basi
terrestri del Muos: il sistema globale di trasmissione satellitare di
dati per il comando dei mezzi militari nel mondo.
Link:
http://www.vivicentro.it/tutte-le-categorie-nazionale/65-cronaca/esteri/3806-siria,-doppia-trappola-nel-mediterraneo-in-armi-fabio-mini.html
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Le fonti sono facilmente reperibili su Internet.

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