Il disastro di Bhopal nel 1984: rivelazioni.
Il disastro di Bhopal del 1984 e le sue conseguenze.
Poco prima della
mezzanotte del 2 dicembre 1984, decine di tonnellate di sostanze
tossiche fuoriuscirono dallo stabilimento di pesticidi della Union
Carbide a Bhopal, in India. Subito dopo la fuoriuscita, persero la vita tra le 7000 e le 10.000 persone, tra uomini, donne e bambini, mentre altre 15.000 morirono nei mesi e negli anni successivi.
Oltre 27 anni dopo, il sito non è ancora stato ripulito, più di 100.000 persone continuano ad avere problemi di salute senza ricevere le cure mediche necessarie e i sopravvissuti sono ancora in attesa di un giusto risarcimento e di riparazioni per le loro sofferenze.
Già prima del disastro, le negligenze della Union Carbide nello stabilimento di Bhopal erano note. L'azienda aveva accumulato grandi quantità di sostanze pericolose senza i necessari meccanismi di sicurezza. In particolare, non era stata in grado di approntare un piano di emergenza globale per avvisare le comunità locali in caso di fuoriuscite, sebbene un piano simile fosse invece presente negli Stati Uniti.
Ad oggi, la Union Carbide non ha ancora rivelato i prodotti di reazione che sono fuoriusciti insieme all'isocianato di metile, intralciando così gli sforzi per curare le vittime.
Nel febbraio del 2001, la Union Carbide è diventata una società controllata dalla Dow Chemical Company (Dow) che, in questi anni, ha dichiarato pubblicamente di non avere alcuna responsabilità nella fuoriuscita e nelle sue conseguenze o nelle sofferenze che perdurano a Bhopal.
Amnesty International sostiene che acquisendo la Dow, ha fatto proprie anche le sue responsabilità - sia legali sia morali. La Dow, in quanto proprietaria del 100 per cento della Union Carbide, è responsabile dell'attuale condotta della stessa, nonché di come essa gestisce le questioni in sospeso a Bhopal.
Oltre 27 anni dopo, il sito non è ancora stato ripulito, più di 100.000 persone continuano ad avere problemi di salute senza ricevere le cure mediche necessarie e i sopravvissuti sono ancora in attesa di un giusto risarcimento e di riparazioni per le loro sofferenze.
Già prima del disastro, le negligenze della Union Carbide nello stabilimento di Bhopal erano note. L'azienda aveva accumulato grandi quantità di sostanze pericolose senza i necessari meccanismi di sicurezza. In particolare, non era stata in grado di approntare un piano di emergenza globale per avvisare le comunità locali in caso di fuoriuscite, sebbene un piano simile fosse invece presente negli Stati Uniti.
Ad oggi, la Union Carbide non ha ancora rivelato i prodotti di reazione che sono fuoriusciti insieme all'isocianato di metile, intralciando così gli sforzi per curare le vittime.
Nel febbraio del 2001, la Union Carbide è diventata una società controllata dalla Dow Chemical Company (Dow) che, in questi anni, ha dichiarato pubblicamente di non avere alcuna responsabilità nella fuoriuscita e nelle sue conseguenze o nelle sofferenze che perdurano a Bhopal.
Amnesty International sostiene che acquisendo la Dow, ha fatto proprie anche le sue responsabilità - sia legali sia morali. La Dow, in quanto proprietaria del 100 per cento della Union Carbide, è responsabile dell'attuale condotta della stessa, nonché di come essa gestisce le questioni in sospeso a Bhopal.
Link:
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5795
http://en.wikipedia.org/wiki/Bhopal_disasterhttp://en.wikipedia.org/wiki/Bhopal_disaster
http://www.ansuitalia.it/Sito/index.php?mod=read&id=1353759802
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